Archivio mensile:gennaio 2019

Alla grande acqua

tanjia 321, cataratas del iguazu

Tanjia Ninic, Cascate dell’Iguazu, Argentina

Le cascate dell’Iguazù sono una delle meraviglie del mondo. Si tratta in realtà di un sistema di 275 cascate, distribuite lungo 2,7 chilometri con un’altezza massima, al salto, di 80 metri. Sono generate dal fiume Iguazù, affluente del Paranà, che per un tratto (quello delle cascate appunto) funge da confine tra la provincia argentina di Misiones e lo Stato brasiliano del Paranà. L’80% delle cascate sono sul suolo argentino.

Il nome Iguazu viene dalle parole guarani (la lingua indigena parlata da circa 8 milioni di persone in Paraguay, Argentina, Bolivia e Brasile) Y, ovvero acqua e guazu, grande.

Il primo europeo a descrivere le cascate fu lo spagnolo Alvaro Nunez Cabeza de Vaca nel 1542, che le chiamò Cascate di Santa Maria. Fortunatamente si conservò il nome già conosciuto dagli indigeni. Si racconta che quando la signora Eleonor Roosevelt – moglie dell’allora Presidente degli Stati Uniti – quando vide la prima volta queste cascate pronunciò una frase del tipo ” povere Niagara … rischiano di sembra un rubinetto che perde! (a leaky faucet)”.

Oggi entrambi i lati (argentino e brasiliano) sono molto visitati e parte di un Parco Nazionale, la visita avviene a pagamento e voi sono circuiti da percorrere in modo da poter osservare la magnificenza di questo luogo.

Dal 1984 le cascate sono Sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

In questa verticale ritroviamo Tanja Ninic (@tanja321), allenatrice argentina di ginnastica e verticali che ringrazio per questa bella foto.

Thanks Tanja to allowed me to use your photo and then talk about this very impressive place of our World!

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In una delle due colonne d’Ercole

pasinetti andrea (andrea82bs), gibilterra, gran bretagna

Andrea Pasinetti, Gibilterra, Gran Bretagna

Gibilterra è un territorio d’oltremare (o più semplicemente una colonia) del Regno Unito. Geograficamente si trova in Spagna, nella costa meridionale, sull’estremità dello stretto omonimo che collega l’Europa all’Africa. E’ una penisola, di poco meno di 7 chilometri quadrati dove vivono poco più di 30 mila abitanti, in una piccola città cosmopolita. Una parte del territorio è occupato dalla Rocca di Gibilterra, alta 426 metri, che per la sua posizione strategica è stata, sin dall’epoca dei Fenici, un luogo di conquista.

Gibilterra nel mondo antico – come una delle due colonne d’Ercole  (l’altra era la rocca di Jebel Musa in Marocco) –  segnava il confine del mondo conosciuto.

Il nome deriva dall’arabo “Gebel Tariq” che significa “la montagna di Tariq” in onore dello sbarco del governatore di Tangeri, Tarik-in-Zeyed, che nel 711 conquistò la rocca e da lì quasi tutta la Spagna.

Nel 1713 la Spagna cedette con un trattato la Rocca alla Gran Bretagna e da allora, nonostante i tentativi spagnoli di “riconquistala” nel 1969 gli abitanti votarono definitivamente la loro volontà di rimanere sudditi della Corona.

L’Europa Point è il punto più meridionale di Gibilterra (non dell’Europa!) dove si trova il faro, una moschea e una chiesa.  Da lì, nei giorni limpidi, si vede l’Africa.

In questa verticale Andrea Pasinetti (@andrea82bs), tecnico di ginnastica femminile ed istruttore di Parkour e Acrobatica, viaggiatore e amante delle verticali che ringrazio per questo bel contributo.

 

Dove c’era la finestra azzurra

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Denise Laise, Gozo, Malta

Gozo è un’isola dell’arcipelago delle Calipsee, situata a 4 chilometri da Malta. E’ stata abitata fin dal V millennio A.C. come dimostrano alcuni ritrovamenti. A Gozo, con una superficie di circa 67 chilometri quadrati, vivono circa 30 mila abitanti.

Gozo, grazie ai suoi paesaggi e ai suoi fondali è una meta turistica ambita e frequentata in particolare dagli amanti dei fondali marini e delle attività subacquee.

La foto di Denise è proprio nel luogo dove fino all’ 8 marzo 2017 si poteva ammirare la Finestra Azzurra, un arco naturale di roccia, formatosi probabilmente nel XVI secolo,  che aveva un’apertura di 28 metri per 25 di altezza ed era una vera e propria icona di Gozo e più in generale di Malta. In quel giorno d marzo del 2017, durante una forte tempesta e a causa di un’onda, l’arco è crollato.

Naturalmente il crollo è avvenuto – per causa naturale – a partire dal 1980 quando si iniziarono a vedere i primi segnali di erosione della roccia. I crolli si erano accentuati a partire dal 2012 e dal dicembre 2016 vi era già un’ordinanza di divieto di accesso.

In questa verticale troviamo ancora una volta Denise Laise (@deni_lai), anche lei una colonna portante del progetto Verticali dal Mondo, con immagini che ci permettono di parlare sempre di luoghi interessanti, grazie alla sua passione per i viaggi e le verticali.

Grazie Denise!

Nell’isola degli elefanti

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Alessandra Scarpa, Ko Chang, Thailandia

Ko Chang (o Koh Chang) è un’isola della Thailandia situata nel golfo del Siam, posta di fronte alla città di Trat e non lontana dal confine con la Cambogia. Ko Chang è anche l’isola più grande (la seconda dell’intera Thailandia dopo Phuket ) dell’omonimo arcipelago composto da una settantina di isole molte delle quali disabitate. Ko Chang ha una superficie di 213 chilometri quadrati ed è abitata da circa 8000 persone.

E’ chiamata isola degli elefanti, sebbene, non sembrano che essi siano indigeni dell’isola (in realtà ve ne sono 8 addestrati al lavoro, come avviene in molte aree del sud-est asiatico).

Koh Chang è un paradiso, la sua posizione al confine con la Cambogia (per decenni instabile da un punto di vista politico l’hanno in qualche modo “protetta”). Ancora non frequentato dal turismo di massa (sebbene vi sia ogni tipo di attività ricettiva, sia chiaro) è ricoperta per l’80% da foresta pluviale la quale è inserita all’interno del Parco nazionale di Koh Chang che occupa praticamente l’intera isola. Foresta incontaminata, spiagge di sabbia bianca e mare cristallino, cascate, laghi, fiumi, montagne e animali di ogni genere.

In questa verticale al tramonto ritroviamo Alessandra Scarpa, veneziana, ed ginnasta e istruttrice, amante dei viaggi e naturalmente delle verticali. Assieme ad Elena è titolare di Dolcemente Salato alla Giudecca (Venezia). Anche Alessandra è una grande sostenitrice di Verticali dal Mondo! Grazie Ale!

 

Sul tetto del Galles

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Laura Coggins, Snowdonia National Park, Regno Unito

Il Parco Nazionale Snowdonia è stato istituito nel 1951 (è stato il terzo parco nazionale istituito nel Regno Unito) ed occupa l’omonima regione nord-occidentale del Galles nel Regno Unito. Ha una superficie di 2700 chilometri quadrati, con oltre 60 chilometri di costa e un centinaio di laghi. Il nome deriva dalla presenza del monte Snowdon, che con 1085 metri è il più alto del Galles e dell’intero Regno Unito.

Nell’area del parco vivano oltre 26 mila persone e conta ogni anno circa 6 milioni di visitatori. Nel 1967 è stata istituita una società incaricata di promuovere e raccogliere fondi per la tutela e la conservazione e grazie a questo negli anni ’70 furono sottratte alle compagnie minerarie molte aree del parco. Vi è un’unica eccezione, costituita da un’enclave vicino al villaggio di Blaenau Ffestiniog (l’area non è parte del parco) dove vi è una miniera di ardesia ancora attiva.

Il parco può essere visitato a piedi o in bicicletta (per gli spostamenti più lunghi auto, autobus ed il treno a scartamento ridotto). La flora è molto ricca, con alcune specie uniche e protette, mentre la fauna si limita (nel senso di specie) a piccoli mammiferi e a uccelli (per molti si tratta di un paradiso per gli ornitologi). Vi sono da vedere anche le miniere di ardesia, in particolare la Llechwedd State Mines e una serie di castelli e fortezze costruite durante le guerre tra gallesi e inglesi tra il XII e il XIII secolo.

Ecco il link al sito per visitare la Snowdonia

In questa foto troviamo Laura Coggins (@laura_coggins), praticante ginnastica, acroyoga, e arrampicata e che si allena per diventare stunt woman. Naturalmente amante dei viaggi e delle verticali. Ringrazio Laura per le foto.

Thanks for letting me use your photos which allowed me to talk about this beautiful place in Wales. Thanks Laura!

Alla Cattedrale di San Vito

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Vasek, Cattedrale di San Vito, Praga, Repubblica Ceca

Di Praga, è una magnifica città, capitale e centro politico-culturale della Repubblica Ceca. E’ abitata da poco meno di 1, 5 milioni di abitanti e grazie al suo patrimonio storico-artistico, dal 1992 è Patrimonio del’Umanità UNESCO.

Sicuramente tra i luoghi di grande bellezza ed interesse vi è la Cattedrale di San Vito (più precisamente Cattedrale metropolitana dei santi Vito, Venceslao ed Adalberto). Si tratta di un complesso edificato a partire dal 1344 (su preesistenti edifici religiosi) e completato, come avviene spesso per questi edifici imponenti, molti secoli dopo, nel 1929. E’ situato all’interno del maestoso Castello di Praga (quindi su una delle colline di Praga).

I lavori, iniziati su progetto dell’architetto Matthias di Arras e proseguiti dal tedesco Peter Parler, furono interrotti nel 1419. I lavori ripresero solo nel 1871 con il completamento delle navate e del transetto (l’incrocio perpendicolare alle navate).

La cattedrale ospita una reliquia di grande importanza per la cristianità, ovvero la testa di san Luca evangelista (il resto delle spoglie si trovano nella Basilica di Santa Giustina a Padova). San Vito invece è un santo e martire che visse nell’Italia del sud (tra Sicilia e Basilicata) nel 300 che è diventato anche una santo molto importante nella Chiesa ortodossa serba e bulgara.

Ecco il link al sito ufficiale della Cattedrale.

In questa bella foto in verticale troviamo Vasek (@shorty_sw), atleta calisthenics e street workout, ceco, con una passione per le moto e per le verticali. Ringrazio Vasek per avermi fatto usare le sue foto.

Thanks a lot Vasek to allowed me to use your very interesting handstands photos!

Nel castello di cotone

 

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Julie Croft, Pamukkale, Turchia

Pamukkale è un sito geologico naturale, nella provincia di Denizli, nella Turchia sud-occidentale.

Si tratta di una rete di sorgenti termali, una ventina, (causate da antichi movimenti tettonici) con acqua calda (da 35 a quasi 100 gradi) satura di ioni di calcio e di anidride carbonica, che sgorgando perde l’anidride carbonica dando luogo alle caratteriste formazioni bianche di calcare che si sono configurate come vere e proprie vasche. Pamukkale in turco significa “castello di cotone”.

La storia di Pamukkele è anche una storia di distruzione umana. A partire dagli anni ’70 nella zona furono costruiti alcuni alberghi (distruggendo anche parte delle rovine dell’antica città di Hierapolis), incanalata l’acqua in piscine artificiali (degli alberghi) e costruita una strada asfaltata proprio nel mezzo del sito.

Il disastro fu enorme. Le pozze dopo essersi scurite (a cause degli scarichi delle piscine degli alberghi) persero gran parte dell’acqua e l’utilizzo di detergenti da parte dei visitatori diede il colpo di grazia.

Nel 1988 l’UNESCO intervenne, dichiarando Patrimonio dell’Umanità il Sito (assieme alle rovine della città di Hierapolis) e il programma di recupero fece demolire gli alberghi e la strada coperta da piscine artificiali. Inoltre, per sbiancare il calcare le vasche naturali, a volte vengono lasciate vuote per far agire il sole e il sito è costantemente controllato. Gli effetti si incominciano a vedere.

In questa verticale proprio sotto una grande formazione calcarea troviamo Jules Croft (@juliecroft8), atleta di aerial hoop e pole, con una grande passione per i viaggi e naturalmente per le verticali (e forse, anche per i dolci!).

Thank Julie for letting me use your beautiful handstands photos that allowed me to talk about the beauty of Pamukkale and human “stupidity”!